Gesù storico II parte

Nella lezione precedente, abbiamo visto i criteri storici per stabilire l'attendibilità dei Vangeli. In particolare ne abbiamo visti tre : 

- il criterio dell'imbarazzo (gli evangelisti non omettono quei racconti che potrebbero mettere in imbarazzo Gesù, uno degli apostoli o il fatto che i primi testimoni della resurrezione furono le donne. Questo criterio è molto importante, perché se gli autori dei Vangeli avessero voluto inventare una storia, non avrebbero inserito dei racconti imbarazzanti); 

- il criterio della continuità (questo criterio innanzitutto va a vedere qual era il contesto storico dove visse Gesù e cerca di capire se il Nazzareno è coerente con quel contesto oppure se ne è estraneo. In questa maniera si comprende se il racconto evangelico è autentico oppure no. Immaginate se il vostro prof vi racconta di aver visto per strada un uomo del passato che gli parla di cose future. Magari quest'uomo è entrato nel McDonald's e ha fatto scomparire il cuoco perché gli aveva servito un toast anziché un Big Mac. Credereste al vostro prof? Credo proprio di no, perché la figura che ho raccontato è completamente fuori contesto);

- il criterio della discontinuità (questo criterio ci fa vedere tutte quelle cose in cui Gesù è originale ed anche rivoluzionario. Pensate per esempio al suo rapporto con Dio: sicuramente unico per il suo tempo. Nessuno infatti avrebbe osato pregare Dio con il termine Abba (che significa padre). Oppure pensate al suo rapporto con il sabato. Lo shabbat per un ebreo era il giorno del riposo, non si poteva fare nulla in quel giorno, Gesù invece, per guarire le persone e operare miracoli li faceva proprio nel giorno del sabato. Questo fatto faceva imbestialire le guide religiose, le quali accusavano Gesù di non rispettare la tradizione. Questo criterio ci fa capire perché la figura del Maestro di Nazareth divenne così importante).

Dopo aver visto i criteri storici, dobbiamo toccare due branche dello studio dei testi antichi: la filologia e la paleografia. 

La filologia studia i testi antichi e cerca di rintracciare il testo più vicino a quello originale. Cerca di individuare il linguaggio che sta alla base del testo originale. Facciamo un esempio per quanto riguarda  la letteratura italiana: Dante non ha lasciato il testo originale della Commedia. Il testo che noi oggi leggiamo è quello della cosiddetta vulgata, cioè il testo che si è diffuso maggiormente. Ci sono tantissime edizioni, e inizialmente l'opera non si è diffusa integralmente, ogni volume poteva possedere una cantica o solo dei canti. Il grande lavoro dei filologi è stato quello di offrirci un testo completo e universale il più vicino al pensiero di Dante. 



La paleografia invece studia le testimonianze scritte antiche e l'ambiente sociale del tempo. Studia anche le diverse forme verbali di un popolo. 

Queste scienze storiche sono molto importanti per lo studio dei Vangeli, perché ci fanno comprendere che questi racconti sono autentici in quanto risentono dell'ambiente culturale ebraico antico. 

Andiamo per esempio a vedere quegli aramaismi che gli evangelisti hanno lasciato nel testo. Sappiamo che i Vangeli furono scritti in greco, ma al loro interno sono state riportate delle parole in aramaico. 

Sappiamo che la lingua di Gesù era proprio l'aramaico, una sorta di dialetto ebraico. Gli evangelisti però scrivono in greco, perché quella era la lingua che tutti comprendevano (non dobbiamo dimenticare che il mondo occidentale era permeato dalla cultura greca, il cosiddetto ellenismo). Alcune parole però, le lasciarono in Aramaico, un po' perché non sapevano come tradurle in greco e anche perché le consideravano talmente importanti che volevano lasciarle nella lingua originaria. Insomma, all'interno dei Vangeli c'è l'influsso aramaico. Se ci pensate bene, questo aspetto c'è anche oggi. Anche noi abbiamo nella nostra cultura degli inglesismi, cioè l'influsso della lingua inglese. Per dire fine settimana per esempio diciamo "week end", per dire confinamento diciamo "lockdown", per dire lavoro da casa diciamo "smart working", per indicare il cellulare di ultima generazione diciamo "smartphone" e per nominare una stella dello spettacolo diciamo "star". Ora dobbiamo pensare che questi inglesismi erano impensabili al tempo di Dante Alighieri o di Giacomo Leopardi, così se scrivo un opera con la nostra lingua e cultura contemporanea e l'attribuisco ad Alessandro Manzoni, magari tra trecento anni verrò sgamato che questo scritto non può essere di Manzoni, semplicemente perché quello scrittore non conosceva gli inglesismi. 

E' evidente allora che il contesto storico dei Vangeli è proprio l'ebraismo e in particolare l'ambiente di Gesù di Nazareth. Ma quali sono gli aramaismi che gli evangelisti hanno riportato nei Vangeli? 

Ne citeremo solo alcuni con il riferimento evangelico, in modo da poter andare a ricercare il passo, così da comprendere in che situazione Gesù ha pronunciato quelle parole. 

1. Abba (Papà o babbo. Marco 14,36);

2. Mammona (Denaro. Matteo 6,24);

3. Lema sabactani (perché mi hai abbandonato. Matteo 27, 46);

4. Rabbi (Maestro. Matteo 23, 7);

5. Talità qum (ragazza alzati. Marco 5,41);

6. Effatha (apriti. Marco 7,34).

Oltre gli aramaismi, i Vangeli contengono dei parallelismi antitetici. Sono delle regole ebraiche che un buon predicatore doveva conoscere. Servivano per far ricordare meglio alle persone alcuni pensieri. È un po' quello che facciamo noi oggi con i motti. Quanti di voi conoscono delle frasi celebri pronunciate da una persona famosa? Oppure, quanti di voi conoscono il ritornello o la strofa di una canzone? Per esempio questa:

(Poi magari riflettiamo su questa frase). La regola è che lo stesso pensiero doveva essere ripetuto in due modi: uno negativo e l'altro positivo. Eccone alcuni:

- non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati;

- Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno;

- non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. 

Ci sono diversi tipi di parallelismi semitici, oltre a quelli antitetici ci sono per esempio quelli sinonimici. Ciò che è importante è comprendere che lo stile dei Vangeli è quello ebraico. I latini o i greci avevano un altro stile scritturistico. Anche questo aspetto ci fa capire che i Vangeli sono nati proprio nel grembo dell'ebraismo. 

Ora ci lasciamo guidare da uno storico, ricercatore e paleografo per quanto riguarda la trasmissione dei testi biblici (video in possesso del prof)

Fin qui abbiamo detto tante cose sulle fonti bibliche, ma un dubbio ci rimane. Di Gesù ne parlano solo i Vangeli oppure abbiamo altre testimonianze? Questo aspetto è molto importante, perché diverse fonti sulla figura del maestro di Nazareth possono confermarci la sua esistenza storica.

Ci sono diverse fonti extra bibliche che riportiamo di seguito: 

La più completa è quella di Giuseppe Flavio, uno storico ebreo, assunto da Roma che nel 67 d. C., in Antichità Giudaiche scrive così: 

«vive in questo periodo Gesù, uomo preparato, sempre che si debba definirlo uomo adulto. Fu infatti autore di azioni contrarie all’opinione comune, maestro di quegli uomini che accolgono la realtà con piacere; attirò molti giudei molti anche dalla grecità. Questi era Cristo. Avendogli infitto Pilato come pena la croce mediante azione legale avviata dai primi tra noi, quelli che sulle prime lo amarono non cessarono […] fino ad ora attualmente il gruppo dei cristiani, che ha preso il nome da lui non è scomparso»



Un altro autore di nome Tacito nel 116 d.C. negli Annali così scrive: 

«Allora per mettere a tacere ogni diceria, Nerone dichiarò colpevoli e condannò ai tormenti più raffinati coloro che il volgo chiama crestiani, odiosi per le loro nefandezze. Essi prendevano nome da Cristo, che era stato suppliziato ad opera del procuratore Ponzio Pilato, sotto l’impero di Tiberio; repressa per breve tempo quella funesta superstizione, ora riprendeva forza non soltanto in Giudea luogo d’origine di quel male, ma anche nell’urbe, in cui tutte le atrocità e le vergogne confluiscono da ogni parte e trovano seguaci». 

Citiamo un altro autore di nome Svetonio che tra il 117 e il 122 d.C. nelle Vite dei cesari scrive nel passo della vita di Claudio: «Espulse da Roma i giudei che provocavano continuamente tumulti per l’istigazione di Cresto». 



 

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